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Referendum contro l'autonomia differenziata, riparte la mobilitazione

Comitato per il sì all'abrogazione

Il Comitato di Altamura per il Sì al Referendum abrogativo contro l'autonomia differenziata, il 15 gennaio 2025, alle ore 18:00, presso la Sala consiliare del Comune di Altamura organizza un incontro di approfondimento delle ragioni del Sì all'abrogazione totale della legge Calderoli, giustamente ribattezzata legge Spacca-Italia. Saranno ospiti Marina Calamo Specchia, professoressa di Diritto Costituzionale comparato, e Michele Capriati, Professore di Politica Economica, entrambi docenti presso l'Università degli Studi di Bari; coordinerà il tavolo Claudia Mazzilli, componente del Direttivo nazionale del Coordinamento per la Democrazia costituzionale.

"Durante l'estate - afferma il comitato - abbiamo assistito a una vera e propria "corsa a firmare": la grande partecipazione alla raccolta firme dimostra che la mobilitazione popolare è possibile quando si tocca la condizione materiale delle persone, cioè quando sono minacciati il diritto all'istruzione, il diritto all'assistenza sanitaria, alla previdenza sociale, ai trasporti pubblici garantiti, ai beni comuni e ai servizi disponibili per tutte e tutti, a prescindere dal territorio di residenza dei cittadini, che non vogliono essere discriminati in cittadini di serie A e cittadini di serie B. Infatti l'autonomia differenziata, fortemente voluta dalla Lega e introdotta lo scorso giugno con la legge Calderoli, concedendo forme particolari di autonomia alle Regioni, complica la burocrazia e prevede che gran parte del gettito fiscale sia trattenuto e gestito dalla singola Regione: in tal modo avvantaggia i territori più ricchi, a discapito del Sud e delle aree interne.

"L'ordinanza 12 dicembre 2024 della Corte di Cassazione - aggiunge il comitato - ha rafforzato le ragioni che rendono possibile il referendum abrogativo della legge Calderoli 86/2024 sull'autonomia regionale differenziata. Poche settimane prima, la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale è intervenuta pesantemente sulla legge voluta da Calderoli e dalla Lega riscrivendone alcune parti, indicando per altre l'interpretazione costituzionalmente conforme e quindi dettando i binari a cui dovranno attenersi le modifiche, che dovranno essere sostanziali. Tuttavia il Ministro Calderoli in spregio alla sentenza della Consulta insiste con trattative ambigue con le regioni discutendo della devoluzione di poteri che non hanno attinenza alla singola regione. È necessario sgombrare il campo da norme sbagliate e controproducenti. La maggioranza non è in grado di proporre l'abrogazione della legge 86/2024 per il rischio di crisi e perché è costitutiva del patto scellerato che regge il governo".

Secondo il comitato, "per eliminare questa pessima e pericolosa legge resta solo il referendum, che riteniamo debba essere ritenuto ammissibile dalla Corte costituzionale, che si esprimerà entro pochi giorni. Occorre decidere immediatamente di avviare la preparazione della campagna per il referendum abrogativo nella consapevolezza che raggiungere il quorum è un compito non facile, possibile a condizione che si sviluppi da subito una informazione forte, diffusa, capillare tanto quanto quella che la scorsa estate ha sostenuto la campagna di raccolta firme. Le organizzazioni sociali e le singole persone devono far valere la priorità dell'abrogazione come una questione che punta a salvare l'unità nazionale e i diritti costituzionalmente garantiti, e ad escludere una competizione a tutto campo tra le regioni che metta in secondo piano la solidarietà e il futuro dell'Italia. Bisogna avviare subito – senza attendere oltre – la campagna referendaria e raggiungere tutte le elettrici e tutti gli elettori, chiedendo un impegno straordinario nella campagna elettorale ai 1.291.488 firmatari del quesito abrogativo della legge 86/24. Il referendum abrogativo non è una elezione e quindi il voto deve potersi esprimere liberamente, senza vincoli o appartenenze politiche. Anzi il referendum può contribuire a riavvicinare elettrici ed elettori al voto. Riportarli alla partecipazione è un compito democratico fondamentale a cui i referendum possono contribuire come è già avvenuto nel 2011 e nel 2016. Noi c'eravamo. E ci siamo".
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