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La Cgil Puglia contesta la legge sulle liste di attesa

Il segretario Spi, Forte: "La Regione non ha dato risposte ai cittadini"

La Cgil Puglia contesta la legge approvata dalla Regione Puglia sulle liste di attesa poiché non raggiunge gli obiettivi prefissati a favore dei cittadini. Duro il commento del segretario pugliese della Spi Gianni Forte.

"Quello che è accaduto sulle liste di attesa negli ultimi mesi e culminato con l'approvazione di una legge alquanto raffazzonata e frutto di laboriose mediazioni, da parte del Consiglio regionale, consente di far emergere un dato politico che né l'iniziativa sindacale, né l'azione del Consigliere Fabiano Amati, comunque meritoria e coraggiosa, è riuscita a smontare: la Giunta regionale è rimasta condizionata dalla pressione di alcune organizzazioni dei medici, che ha finito per prevalere sulla capacità di leggere il disagio vissuto quotidianamente dai cittadini"; sostiene Forte in un comunicato che prosegue così.

"Era già emerso attraverso le mancate risposte alla piattaforma unitaria del sindacato confederale, sostenuta con varie iniziative e per ultima la manifestazione del 12 dicembre scorso sotto la sede della Giunta.

Sarebbe bastato accogliere quelle proposte e tradurle in atti amministrativi - aggiunge Forte - per dare una risposta ai bisogni dei cittadini. Non vorremmo che con la legge si sia fatto peggio di quanto abbia già stabilito il Nuovo piano nazionale approvato dalla conferenza Stato-Regioni e a valere per il periodo 2019-2021. Un programma che si tratta solo di applicare e rendere esecutivo, a partire dall'impegno da parte di ogni regione di adottare un proprio piano entro 60 giorni, quindi entro metà aprile prossimo, e che dovrà garantire e stabilire i tempi massimi di attesa di tutte le prestazioni ambulatoriali e in regime di ricovero. Un riferimento che dia certezza al cittadino che si rivolge al CUP.

"L'aver stabilito, come fa la nuova legge regionale, che in caso di disallineamento dei tempi si possa chiedere la prestazione in intramoenia, rischia di rimanere solo un'affermazione di principio in assenza di riscontri certi a disposizione di chi deve operare la scelta. Se l'accesso alle agende delle prenotazioni delle strutture pubbliche e private accreditate sarà possibile solo attraverso il web come sarà garantita al povero pensionato ottantenne l'informazione e la libertà di scelta? Così come l'acquisto di prestazioni aggiuntive rischia di depotenziare il sistema pubblico.

"C'è anche da essere preoccupati che l'esodo di un numero notevole di medici verso la pensione, possa rendere tutto più complicato. Ecco perché bisogna affrontare il tutto senza sottovalutazioni e chiamando a responsabilità ogni anello della catena.

Per quanto ci riguarda non lasceremo soli i pensionati che rischiano di rimanere impantanati nel ginepraio di norme e disposizioni in cui è impossibile districarsi; nel rivendicare il diritto alla salute ormai sempre più messo in discussione", conclude Gianni Forte, segretario generale Spi Cgil Puglia.
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